Archivio per Maggio 2008

Siamo una generazione di border-line

borderline

Tutti i sociologi, gli studiosi dei comportamenti giovanili, si scervellano per capire, e individuare i motivi per i quali la nostra generazione parlo quella della classe (14-25) si comporta nella quotidianetà o almeno nel Week-end in modo atipico se non addirittura verso l’eccesso. Dopo i fatti nella casa degli orrori di Perugia, con la morte della ragazza inglese, si è formato nella opinione pubblica la senzazione che forse la nostra generazione è veramente atipica se confrontata con la loro. Siamo quelli che amiamo nel week-end avere al possibiltà di eccedere nel bere o nel fumare o altro, per staccare la spina con una giornata piena zeppa di impegni e ad alto livello di stress. Le città implodono nel caos, nello smog, nella insicurezza, non ci sono più gli spazi individuali da dedicare al sano ozio.Oggi anche il cosidetto Wellness, non viene concepito come un’attività ricreativa per rigenerare il corpo e la mente, ma un’attività spesso più stressante fisicamente della nostra giornata lavorativa tipica, si vede spesso OVER 40, che in muta da ginnastica saltano, ballano, fanno pesistica a ritmi non più consoni alla loro età, o meglio non consoni ai loro livelli di allenamento. Con qesti standard di vita, anche noi giovani non potevano sottrarci dalla innata competizione trasmessa dai nostri genitori fin da bambini, sovraccaricandoci di impegni: il nuoto, la musica, la lettura, ecc. Insomma siamo la generazione nata nel gene della competizione, che ci sprona a dare e a essere il meglio di noi stessi.Anche i valori, l’etica è cambiata se rapportata a quella dei nostri genitori, il pragmantismo ha preso piede, i valori cattolici non sono più valori, ma solo una bandierina da far sventolare come fenomeno della nostra identità storica, le parrocchie, la scuola, la famiglia, hanno perso il loro connotato di educatore, e la nostra generazione spesso si è trovata solo nella sua insicurezza, sapendo di contare solo su se stessa e sulla sua conoscenza del mondo esterno.Ed ecco l’importanza di internet e dei nuovi mass media, che hanno sostituito le tradizionali forme di educazione, e si sono imposte come nuovo istituto dove al suo interno si sono formate nuove regole valoriali e di comportamento.

Ma alla fine è proprio vero che la nostra generazione può essere considerata solo in termini negativi? O è spiegabile nell’ atavica paura dell’uomo verso il cambiamento e l’ignoto?.

Ed è forse vero che la nostra generazione, più delle passate è in grado di avere già fin dalla nascità la possibilità di acquisire quella saggezza e quella conoscenza della vita stessa, per la quale le passate generazioni hanno messo anni prima di scoprire?

A tutte queste domande in questo momento storico non so dare risposta, spero che il tempo mi sia da maestro……

Come definire il mercato.

mercato

Tutti noi se dovessimo dare una definizione di Mercato, non esiteremo a definirlo come quel luogo astratto dove si incontra la domanda e l’offerta di un determinato bene (sia materiale che immateriale).

La questione circa la sua definizione, è risultata assai annosa fra i vari filosofi e le varie correnti filosofiche.

Il dibattito si incentra più che mai sul metodo logico da utilizzare per arrivare alla definizione in senso stretto.

In merito a ciò potremmo dividere le filosofie confliggenti in tre grandi famiglie:

Gli economicisti, individuano il mercato come fatto Naturale, e in quanto tale da assoggettare a regole certe e di scienza.

E’ così che dopo (Smith) l’economia si stacca dal ramo filosofico intrapreso da Aristotole, e si avvicina al mondo ingegneristico, riconosciendogli lo status di scienza .

E come ogni fenomeno economico deve prima di tutto essere scoperto, poi studiato, e in ultima analisi governato.

Gli economicisti fra i quali troviamo un esponente di spicco in Walres, identificava nel diritto solo un mezzo attraverso il quale regolare l’andamento del mercato.

Egli Riconosceva nel mercato il carattere della Neutralità, dunque l’impossibilità di essere inquadrato sotto la “lente del giusto e del ingiusto”.

Per gli economicisti il mercato da fatto naturale é sottoposto alle singole scelte individuali, studiabili con calcoli matematico-ingegneristico, sulla utilità dei beni e sulla loro massimmizzazione del benessere individuale.( attraverso le curve )

Diversamente si inquadrano tra i giuridicisti coloro come (IRTI) che definiscono il mercato un fatto artificiale, istituzionalizzato perchè derivante dall’ incontro del mondo naturale con le regole giuridiche.

In questo caso la regola giuridica è elemento costitutivo e fondante del mercato, analogamente come le regole del giuoco degli scacchi ne prescrivono il funzionamento e al tempo stesso ne dichiarano l’esistenza.

In questo caso il diritto è matrice del divenire del mercato, in un rapporto di pregiudizionalità-dipendenza, e riconoscendo non il mercato, ma i mercati, quanti sono gli ordinamenti giuridici che li attuano.

Aspetto centrale per i giuridicisti è la politica, attraverso il potere legislativo, introduce la regola da assoggetare al mercato e al quale dovrà attenersi rispetto alla sua fisionomia.

Ogni regola posta dal legislatore e interpretabile in chiave ideologica e politica, dunque necessariamente il mercato è frutto dell’idea dominate e diffusa nella società di riferimento.

Oggi potremmo dire che il mercato comunitario è inquadrato in un impianto ideologico di matrice liberale, la quale prevede al suo interno la valoralizzazione delle libertà individuali e della proprietà privata.

In ultima analisi è ricondicibile al filone eticistico, come esponete di spicco (Novak) il quale si pone in una posizione intermedia fra il giuridicismo e l’economicismo.

In breve individua nell’etica la matrice del mercato, la quale attarverso la politica, ne sceglie l’assetto e la fisionomia generale.

Nel eticismo sono molti gli aspetti di contatto con i giuridicisti, la differenza è sul piano cronologico, dove i primi riconoscono all’etica che si realizza con la politica e dunque in ultima analisi con la norma, la precedenza, e i secondi riconoscono l’esclusività del diritto come tale e ponendo le altre variabili come secondarie.

Ma l’eticismo non rinnega l’analisi dell’economicismo, e riconosce alle curve ingegneristiche valanza, ma le stesse le considera realtive perchè non prendono in considerazione tutte quelle scelte che sono mosse da motivazioni diverse dalla logica utilitaristica-egoistica.

Personalmente individuo nel Mercato tanto l’aspetto naturalistico nato dall’incontro interpersonale dei vari operatori economici, fin dal suo stato embrionale, e artificiale attraverso il diritto come regola che si rende necessaria per instaurare i rapporti interpersonali.

Anche allo stato primitivo con la prima forma di scambio “il baratto”, vi è stata in primis l’esigenza del contatto, dunque della scoperta dell’ignoto che ha fatto sorgere l’idea del mercato come fenomeno cooperativo, e nell’istante stesso della sua validazione, si è resa necessaria la formazione di regole per facilitare i rapporti, tali regole via via hanno accompagnato l’evoluzione del mercato stesso in base alle esigenze dei suoi operatori.

Clima disteso.

L’italia viene attraversata da un clima politico distensivo, ormai le polemiche, gli affronti duri, sembrano essere un ricordo del passato.

Walter prima e Berlusconi poi, avevano già dato sentore all’inizio della campagna elettorale di un cambiamento di azione, che prima di tutto è un cambiamento culturale, da paese occidentale, dove maggioranza e opposizione si affrontano sul campo della competizione politica, non più da nemici ma da avversari.

Tutti conoscono lo stato delle cose in Italia, e la volontà di un cambiamento profondo della concezione politica può essere di buon auspicio anche per migliore le condizioni del sistema Italia.

Primi punti di contatto dovranno essere le riforme del Welfare, (rendendolo più flessibile e di stampo liberale) dell’Istruzione( passando da un sistema ormai senescente ad uno più competitivo e all’avanguardia) ed infine rimettere le mani sulla Carta Costituzionale, buona per un dopo guerra, ma all’indomani delle problematiche globali urge di essere rimodellata e semplificata, per migliorare l’archetipo sul quale regge il nostro sistema giuridico.

Ricordiamoci che la nostra carta e intessuta su criteri che si fondano su un pensiero di matrice catto-comunista, che prevedeva al suo interno un rapporto tra inividuo e stato, preferendo l’interventismo alle libertà individuali.

Gli effetti del regionalimo, hanno evidenziato un paese spaccato a metà,tra un nord competitivo e ricco e un Sud, incapace di scardinare un sistema oppressivo al suo interno, e una domanda esasperata di assistenzialismo come panacea di tutti i mali del mezzogiorno.

Il tutto deve essere letto in chiave di deresponsabilizzazione della nostra società verso quei doveri civici, che sono l’aspetto fondamentale di un democrazia del Benessere; per troppi anni si è preferito provvedimenti lassisti, congiunturali, che avevano un effetto nel breve, senza riconoscersi in un progetto di lunga scadenza che possa eliminare il male alla radice.

Ed e’ proprio questo il cambiamento che deve avvenire in italia, più che incentrarsi su aspetti normativi, deve essere culturale, e in un ultimi analisi è da considerare positivo questa condizione climatica favorevole tra opposizione e maggioranza.

“Lo spirito competitivo vaccino anti-depressione”

La depressione, definita malattia del secolo, è ascritta solo in minima parte a predisposizioni personali o condizionamenti esistenziali.

Molti analisti tra i quali (Parenti e Pagani) sono fautori di una filosofia ambientalistica come causa predominante del sorgere di tale disturbo (approccio sociologico).

Analizziamo ora da un punto di vista culturale il fenomeno, in particolare di due civiltà dell’antico Oriente (Egitto ed India), nella convinzione che esse siano state in parte matrice dell’occidente contemporaneo.

La società faraonica fu impostata sul tema preminente del culto dei morti, eppure, in apparente contrasto, la vita era in pieno fermento.

L’arte, la cultura e la stessa medicina, enfatizzavano lo spirito pragmatico, preoccupate non tanto di teorizzare l’esistenza umana, quanto di porre rimedio concretamente ai mali dell’uomo, frenando la sua corruzione fisica ed esaltando la sua efficienza.

Da osservare invece negativamente, un’altra grande civiltà orientale, quella indiana, non a caso fonte di un pensiero filosofico assai evoluto, ma piuttosto preso verso la liberazione dello spirito dalle catene del corpo, attraverso l’ascesi.

Ciò implica una svalutazione rassegnata della felicità sensoriale contingente, ed uno scettico abbandono delle gratificazioni legate alla realtà, accompagnata da una scarsa confidenza con le potenzialità corporee, fece strada a ricerche di droghe come sostegno, con proprietà inebrianti ( nel grigiore della vita quotidiana).

Di altro verso invece la splendida cultura ellenista, legata alla sensorialità dell’uomo comune, largamente basata sulla comunicazione ( Retorica), negatrice per assunto della depressione.

Altrettanto vivace fu la civiltà romana che sviluppò un’arte alla guerra, certo immorale, ma tutta protesa verso il piacere del dominio e il suo esercizio esibizionista anche dell’esteriorità, finendo per contaminarsi con l’eredità greca.

Il cristianesimo originario, precedente alle invasioni barbariche, non ebbe alcun tono depressivo, fu polemico con l’edonismo ma capace di sostituirlo con la fratellanza e l’amore.

Il passaggio a toni più ombrosi invece fu condizionato nel Medioevo (nel primo medioevo) da influenze esterne, di popolazione barbare di tradizione Celtica (caratterizzate dal grigiore di luoghi e dal dominio della casta sacerdotale druidica).

La stessa influenza pervase anche gli ambienti cristiani, si ravvisa nella concezione di punizione legata alla religiosità, sull’isolamento della vita monastica, sul divampare segreto della caccia alle streghe, sul senso auto-protetto delle micro – comunità feudali, sentore del cambiamento dei costumi ( grigiore, cupezza, oscurità; cioè depressione).

Infine il mondo moderno, pone l’individuo in una società particolarmente invasa di insicurezza, abulia, indolenza, verso una progettualità positiva del futuro; permeata da un comune sentir negativo, una maturata esigenza di assistenzialismo e una politica ormai bigotta, poco incline all’osservazione dei fenomeni reali, attaccata al palazzo e al potere. Non è un caso che le società del Nord dell’ Europa (fra cui la Danimarca) dove la politica ormai da anni si è radicata su un sistema nel suo insieme ispirato all’egalitarismo, alla solidarietà e al buonismo; la diffidenza verso la vita e il futuro siano tra i più alti, ne è la riprova l’alto tasso di suicidi.

Di fatto il Welfare State, ha condizionato le società Europee, ha imposto i suoi ritmi, lasciando poco spazio alle libertà e ai sogni individuali.

Esiste allora una cultura anti-depressiva? Alla domanda gli autori parlano di primato della comunicazione fra persona e persona (dialettica), prediligere la curiosità e lo spirito di scoperta (riformismo), e infine da sottolineare una cultura dedita alla mobilità fisica e psichica e perciò duttilità di azione e di pensiero (spirito competitivo).

Di Pietro L’inquisitore riprende fiato…

Lettera aperta al neo-Ministro dell’Università.

Caro Ministro,

da studente non posso esimermi , dal rito antico del dare buoni consigli:

Il primo riguarda quello di non fare l’errore comune dei tuoi predecessori di voler stravolgere il sistema, a volte le riforme o le contro-riforme, sono peggiori del male da curare.

Da evitare i falsi problemi , che finiscono per assorbire energie e bloccare ogni azione.

Uno fra tutti? Il valore legale della laurea. Nel mercato del lavoro privato, ormai da anni i titoli non sono più equipollenti rispetto a quelli passati, e quello pubblico assorbe così pochi laureati.

Il vero problema sono le risorse. Lo 0,84 per cento del pil che l’Italia investe è cifra nemmeno paragonabile non tanto agli USA, ma alle medie Europee. Se non si rimette i soldi sul tavolo, qualsiasi idea di riforma, anche la più liberista, risulterà inapplicabile.

Il bravo Ministro, farà bene a pensare agli studenti, purtroppo presi poco in considerazione negli anni passati, anche per la nostra incapacità di impegnare la politica.

Senza dimenticare che sono tanti i giovani che abbandonano dopo il primo anno di studio, perchè l’orientamento in entrata è sempre più scadente. Allo stesso modo, i servizi di placement in uscita sono poco strutturati e, là dove lo sono, stentano, lasciando ogni neo-dottore da solo nella giungla quotidiana.

I mattoni per costruire Salute e Longevità..

Tutti noi nella nostra quotidianità assumiamo sostanze dagli alimenti, che vengono utilizzate come fonte di carburante e mantenimento della massa corporea.

Ci sono alcune sostanze contenute per la maggiorparte in legumi, carne, latticini, uova, che forniscono i mattoni per costruire la nostra Salute e Longevità.

Parlo degli “aminoacidi”che non sono sinonimi di proteina anche se la proteina di fatto è composta dalle stesse.

Gli aminoacidi presenti nel latte, sono assai diversi da quelli della carne, delle uova o della frutta a guscio.

Adelle Davis, la nutrizionista che ha fatto conoscere al grande pubblico l’importanza di nutrirsi con alimenti salutari ed integrare la dieta, ha paragonato gli aminoacidi alle lettere dell’alfabeto: “proprio come le 26 lettere sono mescolate e combinate per formare migliaia di parole, anche i vari aminoacidi sono uniti per dare un’ampia varietà di proteine animali e vegetali”.

Le proteina sono, dopo l’acqua, la sostanza più abbondante nel corpo umano. Circa metà del nostro peso (esclusa l’acqua) è rappresentata da proteine. Un terzo circa è concentrato nei muscoli, un quinto nella cartilagine e nelle ossa, un decimo nella pelle e la parte restante nei tessuti e nei fluidi corporei.

Furono gli antichi greci ad assegnare alle proteine questo nome, il cui etimo significa di “primaria importanza”.

Quando ingeriamo le proteine lo stomaco le scompone in aminoacidi; queste sostanze più elementari sono spesso adoperate come mattoncini per costruire ogni singola parte del corpo umano.

Gli aminoacidi sono classificati in essenziali o non essenziali ma la terminologia è atipica. Sono tutti essenziali. Il motivo alla base di quella terminologia è che il corpo umano non è in grado di sintetizzare da solo gli aminoacidi detti “ essenziali”.

Devono essere introdotti dalla alimentazione pena la perdita del tessuto muscolare per ricoprire i deficit.

Le proteine derivate da fonti animali (carne, pollame, pesce, uova, latte, latticini) sono complete e pertanto possiedono un alto valore biologico.

Al contrario, le proteine vegetali mancano di uno o più d’uno degli aminoacidi essenziali e pertanto sono incomplete. L’eccezione da segnalare è rappresentata dalla soia.

Da secoli gli asiatici conoscono i benefici della farina di soia, del latte di soia e dei germogli di soia.

Per questo bisogna stare lontani da quelle filosofie bioetiche, che incoraggiano a eliminare dalla dieta gli alimenti di origine animale, la migliore ipotesi per la nostra salute è combinare nello stesso pasto svariati alimenti per assorbire la maggioranza delle sostanze nutritive per mantenere in salubrità il nostro organismo.

Buona dieta mediterranea a tutti!!.

Polemica su Fini

Fini intervistato da Vespa a Porta a Porta, parla della morte del Ragazzo di Verona ucciso da un gruppo di ragazzi di estrema destra.

Ne parla con toni duri, parlando di Tolleranza Zero verso ogni atto di criminalità, e di certezza della pena.
Individua nella famiglia, la scuola e la poltica il compito di educare le nuove generazioni al rispetto dei diritti altrui che si basano sul dovere di ogni cittadino di assumersi le proprie responsabilità di fronte alla società.
Negando ogni logica marxista, parla di relativismo indotto da una errata concezione dei diritti come illimitati, senza cognizione invece del dovere di riconoscere le altrui libertà.
Parla poi del problema di una deriva antisemita ormai da anni giustificata da una sinistra massimalista nei riguardi del popolo israeliano, non riconoscendogli il diritto ad essere nazione.

Alla fine fa una comparazione ma solo in termini politici, fra l’atto criminoso gravissimo ma rientrante nella logica dei crimini comuni, e invece quello successivo al salone del libro di Torino che invece riguarda una posizione ideologica verso un popolo e verso una nazione che di fatto non viene riconosciuta in quanto tale.
Subito la stampa amica, quella che conosce bene come strumentalizzare la poltica, ha riproposto l’esternazione di Fini etichettandola, come una crociata contro i centri sociali di Sx, ripercorrendo gli atti del G8 di Genova, e bollando come immorale la comparazione fra le due vicende.

A me pare che Fini certo non volesse sminuire il fatto criminoso, ma voleva solo mettere l’accento politico su una contestazione legata a una cultura che non accetta l’ autodeterminazione del popolo israeliano..


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