Fini intervistato da Vespa a Porta a Porta, parla della morte del Ragazzo di Verona ucciso da un gruppo di ragazzi di estrema destra.
Ne parla con toni duri, parlando di Tolleranza Zero verso ogni atto di criminalità, e di certezza della pena.
Individua nella famiglia, la scuola e la poltica il compito di educare le nuove generazioni al rispetto dei diritti altrui che si basano sul dovere di ogni cittadino di assumersi le proprie responsabilità di fronte alla società.
Negando ogni logica marxista, parla di relativismo indotto da una errata concezione dei diritti come illimitati, senza cognizione invece del dovere di riconoscere le altrui libertà.
Parla poi del problema di una deriva antisemita ormai da anni giustificata da una sinistra massimalista nei riguardi del popolo israeliano, non riconoscendogli il diritto ad essere nazione.
Alla fine fa una comparazione ma solo in termini politici, fra l’atto criminoso gravissimo ma rientrante nella logica dei crimini comuni, e invece quello successivo al salone del libro di Torino che invece riguarda una posizione ideologica verso un popolo e verso una nazione che di fatto non viene riconosciuta in quanto tale.
Subito la stampa amica, quella che conosce bene come strumentalizzare la poltica, ha riproposto l’esternazione di Fini etichettandola, come una crociata contro i centri sociali di Sx, ripercorrendo gli atti del G8 di Genova, e bollando come immorale la comparazione fra le due vicende.
A me pare che Fini certo non volesse sminuire il fatto criminoso, ma voleva solo mettere l’accento politico su una contestazione legata a una cultura che non accetta l’ autodeterminazione del popolo israeliano..

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