Buitoni: Caso 78 lavoratori CE.DI e il loro futuro lavorativo

Lanciano anatemi contro i “dinosauri” della politica ma poi che fanno? Chiedono poltrone come gli altri e una volta ottenute non affrontano i problemi. E’ questa la nuova politica? Ieri l’ennesima conferma dell’assenza totale della destra di Sansepolcro proprio mentre scoppiava il grande caos del Ce.Di.

La giornata di ieri è stata terribile per i 78 lavoratori del Ce.Di. di Sansepolcro, il cui posto di lavoro a partire dal primo gennaio sarà fortemente a rischio a causa delle scelte aziendali operate dalla nuova dirigenza Buitoni (leggasi Mastrolia).

Dopo una giornata di protesta e l’affronto subito in mattinata dai lavoratori, nella serata di ieri è stata convocata un’assemblea nella sala del consiglio comunale di Sansepolcro.

A raccogliere le idee e le giustificatissime ire dei lavoratori del Ce.Di. esponenti di tutte le parti politiche…tranne una. Il che già fa riflettere.

Il lavoro di 78 persone (si considerino poi le relative famiglie) non dovrebbe forse interessare anche per non dire soprattutto l’assessorato alle attività produttive? E allora che fine ha fatto AN dopo aver chiesto e infine ottenuto quell’assessorato ora che ci sarebbe bisogno dell’operato dell’assessore nonché vicesindaco Simone Mercati?

Ieri sera al fianco del Sindaco, che ha raccolto e manifestato il massimo sostegno del Comune di Sansepolcro alla giusta protesta dei lavoratori del Ce.Di. c’erano solo alcuni esponenti della lista civica, a partire da quel tanto vituperato Mancini rimosso poco tempo fa proprio dal ruolo di assessore alle attività produttive e spostato giusto a tempo all’Ambiente per andare a riparare ad altre situazioni al limite del dramma…checché ne dica qualche esponente del PD.

C’erano poi esponenti dell’opposizione, c’era il consigliere provinciale anghiarese Mirco Meozzi e, unico esponente della destra in tutta la sala, il consigliere regionale umbro (!) Andrea Lignani Marchesani da Città di Castello.

I lavoratori, forti comunque del sostegno delle istituzioni, ma altrettanto fortemente delusi dal comportamento di alcune sigle sindacali (segnatamente la CGIL) hanno deciso di entrare al lavoro stamattina per poi fermarsi alle dieci in assemblea. Scelta approvata all’unanimità dai presenti con un grande applauso.

Come ha affermato uno dei lavoratori “ormai quest’anno il Natale è andato così, speriamo che almeno il Capodanno passi meglio” ed è quello che ci auguriamo tutti.

Ormai saranno le carte a dover parlare, i contratti firmati dalla nuova dirigenza Buitoni con le rappresentanze sindacali, le leggi che regolano la materia e che di certo non possono permettere di buttare in mezzo a una strada la gente con tanta leggerezza e impunità.

Resta un’amara riflessione sull’ormai inarrestabile imbarbarimento del mondo del lavoro, con un senso del rispetto per la persona che neanche sotto il periodo natalizio sembra tornare a galla. Cose del genere dell’Italia dei diritti e dello Statuto dei Lavoratori fino a poco tempo fa non sarebbero state neppure concepibili. Oggi invece sembrano essere sempre più spesso la prassi. I sindacati, come affermava tra le righe anche Lignani Marchesani, rappresentano forse davvero il passato, ma sta di fatto che non esistono strumenti diversi e “nuovi” a sostegno dei diritti dei lavoratori.

Ecco dunque che ogni volta, più che in passato, vengono chiamate in ballo le istituzioni locali, provinciali, regionali, se possibile persino quelle nazionali. Cosa può fare però oggi la politica per frenare la deriva di un’economia che ha ormai preso il sopravvento e detta legge alla politica (”quella che conta”) stessa, non certo a beneficio dei lavoratori?

Anche per questo ci ha fatto rabbia notare ieri sera certe assenze. Non si pretende miracoli da nessuno, tanto meno da un assessore comunale, ma almeno la presenza e l’interessamento alla vicenda sarebbero stati graditi. Sarebbero stati, se non altro, un atto di rispetto.

Graffio da Fendente.it

 


3 Risposte

  1. Basta con questa retorica di finta solidarietà, propinata da destra a sinistra, non è il posto di lavoro in se per se che deve essere tutelato ma il lavoro in quanto tale.

    Non si può pensare che tutelare il lavoro voglia dire necessariamente tutelare il posto di lavoro dei singoli, la politica è fatta e ha un senso se presa in un contesto oggettivo fuori dai singoli casi e dalle emotività lato sensu.

    E allora smettiamola di pensare che con i tavoli e la concertazione si possa cambiare il destino di un’azienda ormai ridotta al minimo quanto ad efficienza e a quote di mercato ….. lasciamo che la dirigenza dell’azienda attui le scelte strategiche prese e la politica per una volta si astenga dal fare e dal dire.

  2. Quella sostenuta nel commento di Nature23 è esattamente la logica che ha ridotto la Buitoni (e tante altre aziende, e in generale la condizione dei lavoratori in Italia) a quello che è oggi.
    I diritti dei lavoratori ormai da molti anni a questa parte sono sempre stati sistematicamente sacrificati in nome di strategie aziendali illuminate, che garantivano la prosperità ora introducendo un po’ di precarietà, ora tagliando questa o quella tutela contrattuale, fino a riportare la situazione dei diritti a un secolo fa. Spesso con l’avallo dei sindacati e delle forze cosiddette di centrosinistra, oltre che di tutte le destre.
    Prima o poi lo capiremo che è una grande presa per il culo, e che questo capitalismo si perpetua solo aumentando la violenza, lo sfruttamento, l’ingiustizia.

    La Buitoni da questo punto di vista è l’emblema, durante il regno Nestlè tutte le battaglie in difesa dei lavoratori sono state perse, e dalla parte di chi “vinceva” c’erano sempre tutti, dai Ds andando verso destra, compresa la Curia, la stampa ecc., in nome “del rilancio dell’azienda” a costo di “qualche piccolo sacrificio immediato” dei lavoratori.

    Venendo al caso specifico: l’azienda Tmt, a giugno, ha presentato un piano industriale e l’ha disatteso in tutto e per tutto. Se evitare di “tutelare il posto dei lavori dei singoli”, che per Nature23 sembra così sbagliato, significa lasciare che Mastrolia faccia quello che vuole ancora a lungo, be’ allora nessuno si preoccupi, tanto alla fine è quello che succederà, come è sempre successo.
    Che però sia giusto che tra quattro o cinque giorni lo stabilimento di Sansepolcro abbia 130 lavoratori in meno di oggi (e si parla di persone in larghissima parte prive di ammortizzatori sociali) e che non ce ne dobbiamo occupare perché dobbiamo lasciare libera l’azienda di disattendere ancora di più accordi già massacrati sperando che prima o poi tutto si risolva, questo non mi convince per niente.
    Allora la politica può pure chiudere e lasciare tutto in mano al mercato.
    Ma come, proprio ora che sta crollando un mito e che la nuova ricetta delle destre iperliberiste di tutto il mondo è diventata quella di intervenire direttamente nell’economia a suon di migliaia di miliardi di dollari/euro pubblici?

    Qualcosa non quadra.

  3. Vedi Emanuele, non mi meraviglia affatto che il tuo bagaglio culturale ti imponga di pensarla nei modi e nei termini su indicati.

    io infatti non me la prendo con te e con gli interessi che rappresenti, me la prendo con parte di quell’elettorato liberale e moderato che a SanSepolcro è latitante.

    Dunque bene i vostri tavoli di concertazione , ma lasciami esprimere il mio disappunto su una pratica decennale che non ha mai prodotto risultati e mai ne produrrà.

    Per quanto riguarda l’ultimo punto della questione: cioè la presunta fase calante del liberalismo ti invito a leggere questo articolo

    http://lafinestrazzurra.com/2008/10/13/crisi-americana-fine-dellideologia-mercatista-o-consacrazione-dellassetto-liberista/

    cordialmente

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