L’OMOSESSUALITA’:UN DIRITTO O UNA FACOLTA’?

di Federico Mugnai ( da Arezzo Politica.it)

E’ possibile auspicare ed avere una società aperta? E fino a che punto? Ovviamente più una società è chiusa, maggiori sono le libertà soppresse, maggiore è l’oppressione subita dai cittadini. Ma è altrettanto vero che più una società è aperta e più si avvicina all’anarchia, all’egualitarismo delle azioni, degli usi, dei costumi, al cosmopolitismo e all’appiattimento di qualsiasi valore che contraddistingue una nazione, una regione, una città. Questa ultima scelta finisce per far disperdere le qualità di una società, di ammassare senza logica idee contrapposte, tradizioni e culture non compatibili per storia e filosofia di vita. L’omosessualità è una questione pertinente ed anche attuale per rispondere alla domanda iniziale. Innanzi tutto distinguiamo tra sfera pubblica e sfera privata. La sfera pubblica riguarda valori condivisi e interessi generali, consuetudini e costumi tramandati e diffusi, senza dei quali(la storia a tal proposito è ricca di esempi) una società non può esistere e sopravvivere. La sfera privata riguarda invece valori e interessi, tendenze, volontà e propensioni personali che provengono da realtà diverse e alcune volte contrapposte rispetto alla comunità. La famiglia rientra nella sfera pubblica, l’omosessualità in quella privata. La famiglia rappresenta il nucleo fondante una nazione, che genera, alleva e sviluppa figli, tutela gli anziani, porta con se sofferenze, gioie, insomma la vita, è cioè la società naturale e culturale, tramandata nei secoli e presente in ogni civiltà. L’eterosessualità non deve essere considerata solo un modo per fare sesso con gli altri(come spesso erroneamente si crede), ma è principalmente l’unico rapporto che genera figli e garantisce la continuità di una società. La famiglia è quindi un bene pubblico anche se in realtà attiene alla sfera personale di ciascuno. E’ la prima istituzione in difesa dei deboli e più indifesi, anziani e bambini e ha valore educativo e conoscitivo. L’omosessualità praticata è invece una scelta di vita(Freud afferma che l’omosessualità in molti casi deriva da un trauma infantile; per approfondimenti leggere:”Tre saggi sulla sessualità” 1905) che in una società libera attiene al diritto di ciascun individuo. Ma non è e non deve essere considerato un valore generale. Lo Stato , gli enti pubblici, la società stessa non dovrebbero né tutelare, né promuovere, né punire o perseguitare l’omosessualità. Dovrebbero semplicemente non intromettersi, tranne implicazioni di ordine penale. Una certa cultura, che tende sempre a voler liberare la società da qualsiasi tradizione, da qualsiasi radice, in nome del “progresso” rischia di promuovere una politica tesa al regresso: non tutela valori condivisi e sensibilità radicate, ma tutela pubblicamente e a gran voce le diversità e le anomalie nel segno del politically correct. Si tratta di regresso, perché è proprio la storia, che certe filosofie(idealismo hegeliano e materialismo marxista, anche se in termini contrapposti) considerano come progresso e divenire perpetuo, che ce lo insegna. I Greci ad esempio, tutelavano prima di tutto la famiglia, anche se era comune la bisessualità sia fra uomini sia fra donne. E’ bene ricordare ad esempio la scuola filosofica epicurea, la cui morale aveva come fine il bene dell’individuo, la ricerca della felicità, considerata come soddisfacimento di piaceri(fra i quali il cibo, il sesso e l’amicizia). E’ noto come in tale circolo avvenissero orge senza distinzione di sesso. Già a partire dalla civiltà romana il primato della famiglia, composta da un uomo e una donna, diviene più solido e in certi periodi dell’Impero romano l’omosessualità verrà addirittura perseguitata. Questo primato indiscusso dell’eterosessualità, della famiglia, come sentimento comunitario, almeno in Occidente, non verrà messo in discussione fino al 1789 con lo scoppio della Rivoluzione Francese. Il termine uguaglianza che in tal caso faceva riferimento principalmente ai diritti e all’equità sociale verrà esteso a tutte quelle persone che erano fuori dai costumi e dalle regole che la società era riuscita faticosamente a porre in evidenza, cioè a creare quell’ossatura necessaria per una condivisione di valori. Infine la filosofia di Karl Marx prevede proprio l’egualitarismo sociale e civile e la liberazione dai presunti ganci della società(la famiglia, Dio, la Nazione). Tale filosofia rischia però di creare un vuoto spirituale e una voragine dove l’anarchia delle scelte individuali è all’interno di un contesto di privazione, ed invece di liberare la società la soffoca, la disorienta e le toglie energie vitali, alienando l’individuo, disperdendolo fra la massa , creando un altro Dio questa volta immanente(il partito), una nazione(il cosmo) e una famiglia(la massa).

La storia e certa filosofia dovrebbero essere di insegnamento ai molti che sui temi etici si battono per appiattire la società, per riflettere su chi veramente merita di essere tutelato. Certo umanitarismo di basso livello che fa leva sull’emancipazione degli omosessuali è profondamente disgustoso, perché porta soltanto a far emergere divergenze tra la società. La natura stessa, con una legge simile a quella del contrappasso, “condanna” l’omosessuale, che non potendo generare, andando contro il ciclo naturale della vita, le ragioni intrinseche dell’esistenza di due sessi, finendo pertanto per disprezzare il suo stesso sesso, non può pretendere certi diritti che spettano alla famiglia, non può cioè rivendicare l’esistenza di una seconda famiglia, perché la famiglia è una sola. L’omosessuale, d’altra parte, deve richiedere ed ottenere rispetto in quanto individuo assolutamente non inferiore agli altri. Chi crede che la diversità riguardo i gusti sessuali di una minoranza sia una colpa è un idiota, come colui che crede che tale diversità sia un pregio, un qualcosa da diffondere e di cui andare orgoglioso. L’omosessuale(lo stesso vale per l’eterosessuale) intelligente, consapevole e sobrio non ama esternare troppo la propria sessualità, ma ama viverla nella sfera privata.

Una Risposta

  1. In risposta alla discrezione e basso profilo predicato nel commento, vi prego di andare a leggere “l’indignata reazione” dell’Arcigay alle parole di Marcello Lippi, che affermava di non aver conosciuto calciatori gay in 40 anni di lavoro.
    Sempre sobria l’Arcigay fa di tutto per farsi apprezzare dagli etero. E poi si lamenta delle discriminazioni. Perchè, certi commenti che rilascia non sono discriminanti???

Lascia una Risposta