Archivio per la categoria 'cultura'

Il passato in “ombra” di Obama.

[.......] Da dove viene tutto quel denaro per Obama? Io ho quattro figlie che sono andate all’università e noi eravamo ceto medio, ce la facevamo a malapena. Noi (le mie figlie comprese) abbiamo lavorato sodo e abbiamo preso molti prestiti per studenti.  Ho cominciato a guardare la vita di Obama. Verso il 1979 Obama iniziò l’università Occidental in California. Ne parla molto apertamente: provò ogni genere di droga e perdeva molto tempo, ma, benché avesse una mente brillante, non si impegnava nello studio. “Barry” (così si è sempre fatto chiamare) in questo periodo aveva due compagni di camera: Muhammad Hasan Chandoo e Wahid Hamid, entrambi del Pakistan.

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ORGOGLIO ITALIANO: OVVERO COME SUPERARE LA CRISI

di Federico Mugnai

La crisi economica globale, partita dagli Stati uniti d’America, sta lentamente ed inesorabilmente

investendo qualsiasi nazione, da est ad ovest, da nord a sud, paesi ricchi, paesi emergenti e paesi poveri. Per fronteggiare la profonda crisi ci sono stati ripetuti vertici mondiali e si sono prese delle misure in accordo con altri Stati, come avvenuto ad esempio in Europa, dove la collaborazione fra le diverse nazioni è stata fondamentale per promuovere iniziative comuni tese a ridurre al minimo gli effetti negativi che ogni congiuntura economica apporta. Così anche in Italia, dall’attuale Governo, sono stati stanziati 80 miliardi di euro(in parte fondi dell’Ue) per arginare la crisi. Credo comunque, come sottolineato dal Presidente Berlusconi, che gli interventi siano assolutamente necessari, ma di per sé non siano sufficienti. Per superare la crisi non ci vogliono solo i mezzi, ma anche la volontà, l’unità di intenti, lo spirito di sacrificio. In tal senso,quando il popolo italiano ha dovuto soffrire, la nostra storia è piena di pagine gloriose, folgoranti e monumentali  Vorrei a tal proposito ricordare a tutti tre importanti momenti della storia italiana del XX secolo, che riflettono la potenza, la tenacia di questa nazione che affonda orgogliosamente le sue radici nella civiltà romana e che nei vari secoli ha contribuito in modo determinante allo sviluppo materiale e morale del mondo. Come non ricordare ad esempio, durante la Grande Guerra , la drammatica disfatta di Caporetto del 24 Ottobre 1917, con l’avanzata austriaca nei territori italiani? Sembrava tutto perduto, migliaia furono le vittime di quella battaglia, oltre ai dispersi e agli armamenti lasciati al nemico;eppure nonostante tutto l’Italia unì le forze al di là delle divergenze interne e molti furono i volontari che difesero con tutti i mezzi possibili il territorio italiano dall’invasione straniera. La susseguente battaglia del Piave è l’emblema della sofferenza, del sacrificio, del patriottismo che saldò il popolo italiano, della gioia per la vittoria e per la fine della guerra. Un’altra pagina importante la si può trovare durante il Ventennio fascista, precisamente tra il Novembre del 1935 ed il Luglio del 1936 quando l’Italia dovette subire le durissime sanzioni economiche inflitte dalla Società delle Nazioni per aver dichiarato guerra all’Etiopia. Mai come allora il popolo italiano si sentì ingiustamente punito e alle sanzioni economiche grande fu la risposta dell’Italia. Nel Dicembre del 1935 fu istituita la giornata dell’ “Oro alla Patria”, in cui si chiedeva agli italiani di scambiare il proprio anello d’oro con uno d’acciaio. Milioni di coppie si privarono dei loro anelli d’oro, migliaia di doni giunsero tramite posta da italiani residenti all’estero e un grande artista come Luigi Pirandello decise addirittura di donare all’Italia il premio Nobel per la letteratura vinto nel 1934. Inoltre con un decreto del gennaio del 1936 aumentarono provvisoriamente le ore di lavoro da otto a nove. Sulle mura di moltissime fabbriche ed uffici fu scritto a caratteri cubitali la famosa frase:”Le sanzioni? Me ne frego!”. Anche in questo caso gli italiani vinsero la loro battaglia, perché uniti, compatti e pieni di volontà. L’Italia con la vittoria nella guerra d’Etiopia proclamò l’Impero nonostante le sanzioni inflitte, che furono poi ritirate a partire dal Luglio 1936. Infine è bello ricordare come a seconda Guerra Mondiale conclusa l’Italia seppe di nuovo risorgere dopo un conflitto durissimo e per noi disastroso e soprattutto dopo una guerra civile, scoppiata successivamente alla tragica data dell’8 Settembre 1943. Non furono solo gli aiuti economici da parte degli Usa che resero possibile il boom economico degli anni 50 e 60, ma soprattutto la volontà di ricostruire e di far tornare grande l’Italia. Purtroppo negli ultimi quaranta anni questo coraggio, questa volontà, questo spirito di sacrificio e di sofferenza sono andati perduti e l’Italia non ha saputo più trovare gli stimoli per fare grandi cose. Ci siamo fermati e arenati o per meglio dire si è fatto ciò che era sufficiente per mantenere lo status quo, per salvaguardare i diritti dimenticando i doveri, si sono annientati i valori fondamentali per una nazione per privilegiare gli interessi di classe o peggio ancora gli interessi corporativi o di partito. E’ andato perduto chissà dove l’orgoglio nazionale o il patriottismo che non è la fanatica fede nazionalista nel ritenerci superiori agli altri, ma semplicemente senso di appartenenza, riconoscersi nei simboli che costituiscono la propria patria, amare la propria nazione rispettando le altre. “Ringraziamo” per la perdita di identità e di valori il 1968, che insieme al 1943 è l’anno più buio e cupo della storia italiana del Novecento. E’ bastata una protesta giovanile a polverizzare la nostra identità, a disintegrare valori, cultura, storia, ad inculcare l’assurda idea dell’egualitarismo, a far scomparire la meritocrazia, a far prevalere i diritti sui doveri, ad insegnare a scioperare sempre e comunque anche se non sussiste un motivo concreto. Ancora oggi il 68 è attuale perché i figli di quella protesta sono riusciti, spesso con aiuti di partito o di sindacato, ad emergere, ricoprendo importanti  ruoli politici o sindacali. E quindi non ci stupisce che un uomo come Guglielmo Epifani proclami lo sciopero generale in un momento di crisi economica globale, dimostrando pertanto di essere un irresponsabile che vuole cavalcare l’onda della crisi per riscuotere consensi ai danni dell’Italia. Questo è solo un cattivo esempio da non seguire per superare la crisi, desiderio che può essere realizzato, magari rovesciando il 68 e ritrovando il giusto spirito sfogliando quelle pagine limpide della nostra storia durante le quali, in momenti difficili, l’Italia è uscita più forte di prima.

Notizie utili:

L’OMOSESSUALITA’:UN DIRITTO O UNA FACOLTA’?

di Federico Mugnai ( da Arezzo Politica.it)

E’ possibile auspicare ed avere una società aperta? E fino a che punto? Ovviamente più una società è chiusa, maggiori sono le libertà soppresse, maggiore è l’oppressione subita dai cittadini. Ma è altrettanto vero che più una società è aperta e più si avvicina all’anarchia, all’egualitarismo delle azioni, degli usi, dei costumi, al cosmopolitismo e all’appiattimento di qualsiasi valore che contraddistingue una nazione, una regione, una città. Questa ultima scelta finisce per far disperdere le qualità di una società, di ammassare senza logica idee contrapposte, tradizioni e culture non compatibili per storia e filosofia di vita. L’omosessualità è una questione pertinente ed anche attuale per rispondere alla domanda iniziale. Innanzi tutto distinguiamo tra sfera pubblica e sfera privata. La sfera pubblica riguarda valori condivisi e interessi generali, consuetudini e costumi tramandati e diffusi, senza dei quali(la storia a tal proposito è ricca di esempi) una società non può esistere e sopravvivere. La sfera privata riguarda invece valori e interessi, tendenze, volontà e propensioni personali che provengono da realtà diverse e alcune volte contrapposte rispetto alla comunità. La famiglia rientra nella sfera pubblica, l’omosessualità in quella privata. La famiglia rappresenta il nucleo fondante una nazione, che genera, alleva e sviluppa figli, tutela gli anziani, porta con se sofferenze, gioie, insomma la vita, è cioè la società naturale e culturale, tramandata nei secoli e presente in ogni civiltà. L’eterosessualità non deve essere considerata solo un modo per fare sesso con gli altri(come spesso erroneamente si crede), ma è principalmente l’unico rapporto che genera figli e garantisce la continuità di una società. La famiglia è quindi un bene pubblico anche se in realtà attiene alla sfera personale di ciascuno. E’ la prima istituzione in difesa dei deboli e più indifesi, anziani e bambini e ha valore educativo e conoscitivo. L’omosessualità praticata è invece una scelta di vita(Freud afferma che l’omosessualità in molti casi deriva da un trauma infantile; per approfondimenti leggere:”Tre saggi sulla sessualità” 1905) che in una società libera attiene al diritto di ciascun individuo. Ma non è e non deve essere considerato un valore generale. Lo Stato , gli enti pubblici, la società stessa non dovrebbero né tutelare, né promuovere, né punire o perseguitare l’omosessualità. Dovrebbero semplicemente non intromettersi, tranne implicazioni di ordine penale. Una certa cultura, che tende sempre a voler liberare la società da qualsiasi tradizione, da qualsiasi radice, in nome del “progresso” rischia di promuovere una politica tesa al regresso: non tutela valori condivisi e sensibilità radicate, ma tutela pubblicamente e a gran voce le diversità e le anomalie nel segno del politically correct. Si tratta di regresso, perché è proprio la storia, che certe filosofie(idealismo hegeliano e materialismo marxista, anche se in termini contrapposti) considerano come progresso e divenire perpetuo, che ce lo insegna. I Greci ad esempio, tutelavano prima di tutto la famiglia, anche se era comune la bisessualità sia fra uomini sia fra donne. E’ bene ricordare ad esempio la scuola filosofica epicurea, la cui morale aveva come fine il bene dell’individuo, la ricerca della felicità, considerata come soddisfacimento di piaceri(fra i quali il cibo, il sesso e l’amicizia). E’ noto come in tale circolo avvenissero orge senza distinzione di sesso. Già a partire dalla civiltà romana il primato della famiglia, composta da un uomo e una donna, diviene più solido e in certi periodi dell’Impero romano l’omosessualità verrà addirittura perseguitata. Questo primato indiscusso dell’eterosessualità, della famiglia, come sentimento comunitario, almeno in Occidente, non verrà messo in discussione fino al 1789 con lo scoppio della Rivoluzione Francese. Il termine uguaglianza che in tal caso faceva riferimento principalmente ai diritti e all’equità sociale verrà esteso a tutte quelle persone che erano fuori dai costumi e dalle regole che la società era riuscita faticosamente a porre in evidenza, cioè a creare quell’ossatura necessaria per una condivisione di valori. Infine la filosofia di Karl Marx prevede proprio l’egualitarismo sociale e civile e la liberazione dai presunti ganci della società(la famiglia, Dio, la Nazione). Tale filosofia rischia però di creare un vuoto spirituale e una voragine dove l’anarchia delle scelte individuali è all’interno di un contesto di privazione, ed invece di liberare la società la soffoca, la disorienta e le toglie energie vitali, alienando l’individuo, disperdendolo fra la massa , creando un altro Dio questa volta immanente(il partito), una nazione(il cosmo) e una famiglia(la massa).

La storia e certa filosofia dovrebbero essere di insegnamento ai molti che sui temi etici si battono per appiattire la società, per riflettere su chi veramente merita di essere tutelato. Certo umanitarismo di basso livello che fa leva sull’emancipazione degli omosessuali è profondamente disgustoso, perché porta soltanto a far emergere divergenze tra la società. La natura stessa, con una legge simile a quella del contrappasso, “condanna” l’omosessuale, che non potendo generare, andando contro il ciclo naturale della vita, le ragioni intrinseche dell’esistenza di due sessi, finendo pertanto per disprezzare il suo stesso sesso, non può pretendere certi diritti che spettano alla famiglia, non può cioè rivendicare l’esistenza di una seconda famiglia, perché la famiglia è una sola. L’omosessuale, d’altra parte, deve richiedere ed ottenere rispetto in quanto individuo assolutamente non inferiore agli altri. Chi crede che la diversità riguardo i gusti sessuali di una minoranza sia una colpa è un idiota, come colui che crede che tale diversità sia un pregio, un qualcosa da diffondere e di cui andare orgoglioso. L’omosessuale(lo stesso vale per l’eterosessuale) intelligente, consapevole e sobrio non ama esternare troppo la propria sessualità, ma ama viverla nella sfera privata.

Ecco i dinosauri della prima Repubblica: UDC-PSI

Ancora oggi, dopo anni dallo scandalo di  Tangentopoli, c’è chi parla e pensa  con un  linguaggio da I° REPUBBLICA: eccoli i dinosauri della politica del compromesso, quelli che ci hanno portato a sforare la soglia del 1o0% di debito-PIL, quelli che giustificano la corruzione come  modus operandi generalizzato e diffuso ( vedi il discorso di Bettino), quelli che con cadenza trimestrale si spartivano le poltrone,  quelli che hanno il coraggio ancora oggi a distanza di anni  di considerarla come  l’epoca d’oro della storia Italiana.

Per fortuna la maggioranza degli italiani, ha fatto una scelta diversa con le elezioni dello scorso aprile:  ha scelto di percorrere la strada di un bipartitismo maturo di tradizione anglossasone. Dove siano le persone e  i programmi per il governo del Paese  a fare la differenza e non l’appartenenza ideologica al partito. Il partito non più come intermediario fra governato e governante, ma come base ( non più mediata)  di reclutamento e organizzazione del consenso intorno al suo leader.

La strada da percorrere è piena di insidie e difficoltà. Ora tocca ai giovani evitare che certe filosofie e correnti di pensierio vecchie e datate, possano riaffiorare dall’oblio e prolungare l’agonia di un Paese che necessita di riforme istituzionali e non di salti all’indietro.

Razionalizzare le spese? Si deve e si può, grazie al “Comune Unico”. Ecco la via da percorrere.

I comuni in Italia sono oltre 8.000, molti dei quali non raggiungono i 10.000 ab; fra vincoli di bilancio, gestione del territorio e servizi al cittadino, le Amministrazioni più piccole si trovano sempre più in difficoltà.

Alle ristrettezze di bilancio i Comuni rispondono con le “Convenzioni per la gestione di servizi associati” , ma il legislatore ci ha dotato di un mezzo più economico ed efficace, semplicemente applicando il principio cooperativo e cioè creando fra Comuni contermini: il cosiddetto ” Comune Unico”.

La Fusione di Comuni oltre ad essere vantaggiosa da un punto di vista economico, (attraverso l’elargizione di un contributo decennale straordinario del 20% sui trasferimenti erariali complessivamente attribuiti) offre numerosi vantaggi anche da un punto di vista qualitativo, attraverso il miglioramento dei servizi, la cura del territorio e il suo sviluppo turistico. Le maggiori dimensioni poi, facilitano le relazioni con gli Enti superiori, di conseguenza le attività del territorio saranno sufficientemente supportate anche dai mass-media, ivi comprese le attività culturali, di spettacolo e ricreative. Senza dimenticare che la Fusione fra Comuni comporta un riduzione dei costi sul personale e sulla organizzazione generale dell’amministrazione, riducendo gli sprechi e dotando la politica di un nuovo strumento di sviluppo: economico, sociale, culturale e politico.

La ritrosia dei politici locali e le perplessità delle Comunità, insieme alla paura di perdere la rappresentanza e le proprie radici culturali , hanno di fatto reso questo strumento quasi inconsueto.

Per chi sia interessato a promuovere Comitati Cittadini (  Valdarnia )volti a fondere realtà esistenti, ecco maggiori chiarimenti sintetici volti a comprendere meglio gli aspetti procedurali:

  • Previsione di una contribuzione speciale Statale e Regionale per favorire la fusione fra Comuni ( TUEL art. 15 c.3) pari al 20 %
  • · Per favorire il coinvolgimento delle Comunità alla gestione della Cosa Pubblica, si riconosce per legge la possibilità di costituire nei Comuni preesitenti Assenblee di Circoscrizione.
  • il Comune unico si istituisce mediante Legge regionale, solo dopo aver consultato le Comunità dei Comuni interessati.
  • iniziativa può essere esercitata da 5.000 residenti nel territorio regionale, attaverso la redazione di un progetto di legge, redatto in articoli, da presentare direttamente al Consiglio Regionale per l’approvazione, in alternativa l’iniziativa spetta al Consiglio provinciale o ai Comuni interessati.

L’EUROPA CI RAPPRESENTA? (tra filosofia e mercato)

di Federico Mugnai

L’Europa ci rappresenta? E noi italiani in che modo possiamo rappresentare l’Europa? L’Europa oggi rappresenta l’unione astratta di nazioni o ha saputo amalgamare e rappresentare le varie identità di ciascun paese, sapendo inoltre definire i suoi confini e i suoi orizzonti?

L’Europa unita è nata dopo un’infinità di guerre e battaglie che si sono succedute a partire dal 476 D.C, cioè dalla fine dell’Impero romano, e che sono servite a riequilibrare gli assetti geografici, politici, etnici quando questo non è stato possibile attraverso accordi o trattative internazionali. Per troppi secoli si è pensato troppo alla salvaguardia e all’espansione del proprio stato nazionale rispetto all’interesse comune, al mantenimento degli equilibri e della pace. L’Europa è dovuta passare attraverso due sanguinosissime guerre mondiali prima che si potesse trovare un punto di saldatura e una base comune. Non è bastata la Santa Alleanza del XIX secolo, la Società delle Nazioni del XX secolo e nemmeno i vari appelli all’Europa unita lanciati da grandi pensatori, anche se con idee spesso contrapposte(Nietzsche, Kant, Hegel). Aver perseguito sempre e solo interessi di alcune oligarchie in seno all’Europa e non aver ascoltato i vari consigli pervenuti sia dal popolo, sia da eminenti pensatori, ha portato l‘Europa stessa ad avere un ruolo secondario nelle questioni economiche ed internazionali, ad essere cioè costretta a guardare oltre Oceano e non più in casa propria. L’Europa dal dopoguerra ad oggi è riuscita a spezzare le barriere doganali, a liberalizzare il commercio, ha saputo darsi una moneta unica(l’Euro) e delle regole di carattere economico, ambientale condivise. I vari trattati da quello di Roma del 1957, a quello di Schengen sono stati utili per dare un volto all’Europa. Si è però dimenticato di dare un’anima all’Europa che pare priva di identità, di valori condivisi, di personalità, di partecipazione. L’Europa è un continente per pochi dove abitano in molti e configura un potere oligarchico internazionale finalizzato soprattutto al mercato, alla finanza e in secondo luogo all’economia, che delegittima gli stati nazionali, gli stessi popoli e crea disomogeneità tra potere locale e potere centrale. Non si può pensare di entrare in Europa senza uno Stato forte ed una identità nazionale, dei valori e delle tradizioni ben consolidate, credendo che i problemi possano essere risolti da una Banca Centrale con sede a Bruxelles! Il rischio che l’Europa corre percorrendo questa ultima strada è quello di essere schiacciata economicamente e successivamente anche culturalmente sia da Est(Cina, India) sia da ovest(Usa). Tutto ciò perchè, mentre dall’altra parte del mondo si ha dinanzi stati ben organizzati, l’Europa non è ancora un soggetto politico, civile, culturale. E’ solo un abbozzo, non un’area vitale o un’entità sovrana in un insieme di realtà differenti, che coltivino le loro differenze cercando però allo stesso tempo una base comune. Si è fatto tanto mercato in Europa, ma poca cultura, tranne un esagerato culto della società globale, del pensiero unico e dell’individuo cosmopolita. In pochi e sempre perennemente ghettizzati hanno cercato di individuare le origini, le tradizioni dell’Europa. Si rischia pertanto di definirci europei senza sapere quali sono le radici storico-culturali che legano l’Europa stessa. Se non vi è un comune sentire, se l’Europa rimane un’entità astratta fatta di banchieri, massoni, speculatori e tecnocrati, si rischia un disorientamento e una mancanza di ideali che portano l’individuo e successivamente il popolo ad allontanarsi dalla politica, a creare cioè un vuoto enorme tra potere centrale e cittadini, che potrebbe sfociare in tensioni e addirittura guerre civili non appena i cittadini stessi si sentiranno soggiogati e oramai oggetti e non soggetti della politica. Ad esempio le questione dell’immigrazione e dei diritti civili possono essere discussi in sede europea, ma sono decisioni, rispettando certe regole e non perseguendo integralismi folli e velleitari, che debbono essere prese dai singoli stati nazionali europei. Ed ecco che il potere deve avere una sua struttura lineare, orizzontale e non verticale. L’Europa non deve dirigere le varie nazioni, ma sono queste ultime che devono rappresentare l’Europa e deciderne il cammino. Si tratta cioè di partire dai poteri locali, dai comuni, alle regioni, passando per lo stato nazionale fino ad arrivare all’Europa. Rileggendo una parte dell’ultimo discorso di Benito Mussolini del 16 Dicembre 1944 al Teatro lirico di Milano, si ha l’impressione che queste parole, pronunciate a cinque mesi dalla fine della seconda guerra mondiale, siano sia premonitrici dei problemi dell’attuale Europa, sia anticipatrici dell’Europa dei popoli che trova in alcuni ambienti politici assolutamente democratici, ampio consenso:

A questo punto occorre dire una parola sull’Europa e relativo concetto. Non mi attardo a domandarmi che cosa è questa Europa, dove comincia e dove finisce dal punto di vista geografico, storico, morale, economico; né mi chiedo se oggi un tentativo di unificazione abbia migliore successo dei precedenti. Ciò mi porterebbe troppo lontano. Mi limito a dire che la costituzione di una comunità europea è auspicabile e forse anche possibile, ma tengo a dichiarare in forma esplicita che noi non ci sentiamo italiani in quanto europei, ma ci sentiamo europei in quanto italiani. La distinzione non è sottile, ma fondamentale.
Come la nazione è la risultante di milioni di famiglie che hanno una fisionomia propria, anche se posseggono il comune denominatore nazionale, così nella comunità europea ogni nazione dovrebbe entrare come un’entità ben definita, onde evitare che la comunità stessa naufraghi nell’internazionalismo di marca socialista o vegeti nel generico ed equivoco cosmopolitismo di marca giudaica e massonica” Benito Mussolini

IL CROLLO DELLA FIDUCIA: TUTELARE I RISPARMIATORI TRADITI

di Antonino Armao

La fiducia tradita.
Solo adesso tutti si accorgono che la mancanza di etica negli affari mina dalle fondamenta il bene supremo delle economie moderne, la pietra angolare del mercato: la fiducia. Adesso che i buoi sono scappati tutti si accorgono che per garantire l’eticità delle Banche non bastava tenerle lontano dai fabbricanti di armi (vedi il recente atto di indirizzo del Comune di Arezzo sulla scelta del Servizio di Tesoreria). Ma quanto era “trendy” nei salotti “radical chic” della provincia parlare della pagliuzza e non vedere il trave nell’occhio della Banche.

Ma che cosa è successo?
L’ultimo a nostra conoscenza è un operaio di Arezzo, che ha investito 10mila euro in una polizza assicurativa garantita da Lehman Brothers. L’ultimo di una lunga serie, che rischia di allungarsi sempre di più. Dopo i bond Cirio, il crac Parmalat, il default dell’Argentina, la nuova emergenza dei risparmio tradito si chiama Lehman Brothers, la quarta banca d’investimento degli Stati Uniti. Il fallimento della banca, costretta a chiedere l’amministrazione controllata a causa dei debiti accumulati in conseguenza della crisi dei mutui subprime (si parla di 85 miliardi di perdite e 613 di debiti totali), lascia sul campo le vittime e cioè i poveri risparmiatori costretti, ancora una volta, dopo le note vicende Argentina, Cirio e Parmalat, a contare i danni!
Anche nella vicenda Lehman abbiamo assistito, infatti, alla commercializzazione di prodotti finanziari che sono stati inseriti in altri più rassicuranti. Se, come sembra, sono stati inseriti nei fondi e nelle assicurazioni, i risparmiatori rischiano gravi perdite. Si tratta delle polizze index linked e unit linked, costruite con obbligazioni Lehman od altre garantite da Lehman, vendute in Italia da varie compagnie assicurative e da istituti bancari.

Le cause del disastro.
Quattro le cause individuate dai migliori analisti (www.lavoce.info): a) una prolungata politica di bassi tassi di interesse a breve termine, b) prodotti finanziari troppo “innovativi” che hanno facilitato l’espansione del credito in modo massiccio e trasferito il rischio di insolvenza, c) alcune lacune nella regolamentazione delle istituzioni finanziarie, d) una carenza di valutazione dei rischi delle attività finanziarie da parte delle società di rating.
È possibile che non ci siano stati segnali che indicassero ai Professionisti del credito e agli Istituti di vigilanza la presenza di uno squilibrio nel sistema in termini di liquidità e rischio? Ma quando è emerso lo squilibrio? Quando la Fed, nella seconda metà del 2005, ha gradualmente iniziato ad aumentare i tassi. I primi segnali si sono avuti dapprima con il concretizzarsi del rischio di credito e poi con le insolvenze dei mutuatari, la caduta dei prezzi delle attività, l’insolvenza di istituti finanziari e assicurativi, il venir meno del mercato degli Abs. Il tutto è sfociato in fortissime deficienze di liquidità per il sistema bancario.
La crisi quindi si manifestava già dal 2005 con: (a) perduranti deficienze di liquidità in un ampio sottoinsieme di banche, con conseguente carenza di attività finanziarie nell’attivo di tali banche da usare come collaterali per nuovi debiti a breve con cui ripagare i debiti a breve in scadenza; (b) l’aumento dei rischi di insolvenze e il conseguente blocco del mercato interbancario a causa della sfiducia tra le banche; (c) il blocco delle negoziazioni nei mercati obbligazionari e (d) l’emergere di perdite e quindi di deficit di capitale soprattutto per un sottoinsieme di banche.
In sostanza, i segnali c’erano tutti fin dal 2005, solo che “il giocoliere” non si è fermato e ha continuato a far girare le palle ben oltre le sue possibilità.
I segnali per comprendere che il rischio di certe operazioni stava aumentando in maniera esponenziale “il giocoliere” dunque ce li aveva. Già quindici mesi prima del 15 settembre 2008, sui principali organi di informazione, circolavano notizie sul concreto rischio che le principali banche statunitensi potessero essere travolte dalla crisi dei mutui subprime poi concretizzatosi con il fallimento di Bear Stearns salvata all’ultimo dalla Federal Reserve e passata, quindi, a JP Morgan Chase.
Ciononostante, solo il 15 Settembre 2008 (data in cui la Banca ha ufficialmente chiesto al tribunale fallimentare di New York l’amministrazione controllata) i titoli Lehman Brothers sono usciti dall’elenco Pattichiari “Obbligazioni Basso Rischio Basso Rendimento”, iniziativa dell’ABI volta ad orientare le scelte del risparmiatore intenzionato ad investire in titoli semplici e poco rischiosi!
E allora, perché le Banche hanno continuato a vendere certi prodotti anche a risparmiatori strutturalmente poco propensi al rischio (pensionati, dipendenti, operai, piccoli commercianti) con le benedicenti rassicurazioni delle Società di rating? Già, perché?

Vediamo chi ci ha guadagnato.
Come è emerso anche da una recente indagine della Procura di Milano che ha fatto luce su un mondo solitamente molto opaco, il collocamento di prodotti finanziari ad alto rischio consentiva agli Istituti di credito, in una prima fase, di ricevere consistenti up-front (commissioni) da parte delle banche estere emittenti gli strumenti finanziari, con un immediato risultato sull’utile d’esercizio.

Ma c’è di più.
Qualcuno ha avuto la malaugurata idea di remunerare i vertici di alcuni Istituti, oltre che con stipendi da capogiro, anche con titoli (stock option) delle stesse Società da loro amministrate. Ciò induceva gli stessi vertici ad ottenere la crescita “artefatta” del volume d’affari e degli utili di esercizio; circostanza che consentiva la crescita di valore dell’azienda, con ripercussione diretta sul valore delle azioni e, di conseguenza, sul guadagno spettante ai vertici aziendali a seguito dell’esercizio delle stock option ricevute.
Ecco perchè, devono essere chiamate in causa le banche che hanno venduto i titoli ai rispettivi clienti, per capire caso per caso se ci sia stata semplice leggerezza, colpa grave o addirittura dolo nel collocamento di certi prodotti finanziari.
Lo scenario è variegato, c’è chi ha investito poche migliaia di euro e chi ha messo invece, nel titolo che fino a poche settimane prima del crac veniva venduto per più che sicuro, diverse decine di migliaia di euro, i risparmi di una vita. Qualcuno deve rispondere a tutto questo. Dove erano i Governi nel 2006 e nel 2007, che cosa facevano gli Istituti di vigilanza? continua a leggere

Lavori in corso nel PdL

La nascita del Popolo della Libertà con lo scioglimento di Forza Italia, An e degli altri partiti minori, non è solamente un atto simbolico per unificare sotto un unico emblema le forze politiche di centro-destra, ma crediamo sia  anche l’occasione per cambiare radicalmente il modo di intendere e di fare politica, specie a livello locale dove servono meno  cortigiani e più cittadini consapevoli. All’idea statica di partito dovrà prendere posto l’idea dinamica di movimento, cioè di azione politica che parte dal basso per giungere in alto, l’idea di radicamento sul territorio, a contatto con la gente di qualsiasi classe sociale, per ascoltare le esigenze e i bisogni della società coinvolgendola attivamente in politica. Perché la politica senza partecipazione è nudo potere, governo dei manager, privilegio di elite. Non deve più accadere che la politica sia considerata il fine per raggiungere una poltrona, ma dovrà essere il mezzo attraverso il quale proporre idee, valori per migliorare la propria città, la propria Regione, la propria Nazione. La politica senza polis, senza polites, è una contraddizione in termini. Ed è per questo che il rinnovamento deve partire dalla base, cioè dalla gente. Inoltre non si può più pensare di fare politica senza cultura, non si può cioè pretendere di definirci di centro-destra solo perché non ci riconosciamo nella sinistra! Non sono i valori e la cultura che mancano al centro-destra, ma chi sappia promuoverli. Non dobbiamo attendere che ci sia un’emorragia all’interno della sinistra, soprattutto in regioni rosse come la Toscana dove la sinistra ha saputo tessere una fitta e opprimente rete burocratica che continua ad avere successo perché non c’è un’alternativa valida sostenuta  da una cultura radicata. Non dobbiamo essere statici, dobbiamo essere dinamici e credere nella forza delle nostre idee, non dobbiamo pensare ai giovani, che rappresentano la vitalità e il futuro, come a semplici manichini da sfruttare per l’occasione, ma credere in loro e coinvolgerli il più possibile nelle attività e nei circoli. Si tratta cioè di fare l’inverso di ciò che abbiamo fatto fino ad oggi.  E’ ovvio che se lasciassimo tutto così come è, non solo la sinistra troverebbe altro terreno fertile, ma creeremo una voragine fra gli eletti e gli elettori. Il Pdl dovrà essere un movimento radicato, non schematico, senza troppi vertici ma con una base solida e forte. E’ nel nascituro Pdl che in molti nutrono questa forte speranza di cambiamento, questa nuova vita che dovrà portarci un modo nuovo di interpretare la politica affidato ad una nuova organizzazione. È la realizzazione concreta di una storia iniziata nel ‘94 che già allora prefigurava il partito unico con i moderati, i liberali, i cattolici, i riformisti.
Quello che verrà sarà un partito che vuole rappresentare tutte le classi sociali. E per tenere insieme pezzi diversi di società  con sensibilità spesso molto diverse tra loro, non basteranno più le cene conviviali sullo stile dei Club Service che pure hanno avuto una funzione fondamentale nel momento della nascita di Forza Italia. Per questo nello Statuto del nuovo partito saranno inserite realtà innovative come i Circoli del Buongoverno e altri. La loro funzione sarà orientata verso la società civile: il nuovo partito sarà articolato in migliaia di piccoli circoli presenti nei luoghi di lavoro, negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, in ogni quartiere in ogni comune, in ogni provincia, in ogni regione. Il nuovo partito vedrà convivere nello stesso partito operai e imprenditori, professionisti e commercianti, dipendenti pubblici e privati, italiani doc e nuovi italiani, settore per settore. Questo sarà il partito degli elettori, così come lo vogliono gli elettori e come lo ha visto Silvio Berlusconi nell’ultimo consiglio nazionale con cui ha sciolto Forza Italia il 21 novembre del 2008. E nel 1994 aveva visto giusto.

Antonino Armao

Federico Mugnai

Da Arezzopolitica.it

Torino-Pechino: il viaggio per la fratellanza e la pace fra i popoli.

da torinopechino.it

da torinopechino.it

Torino-Pechino_ oltre ad essere una manifestazione sportiva, simboleggia la pace e la fratellanza fra i popoli, non è un caso, che sia stato scelto proprio l’Anno delle Olimpiadi Cinesi, per pubblicizzare e realizzare tale evento.

Il tutto nasce dalla idea di un gruppo di giovani  della Vallata, amanti dell’avventura e dei viaggi, che desiderano unire l’aspetto ludico-sportivo a quello Socio-culturale.

In Sintesi  ( i due Biturgensi e un’Anghiarese)  dovevano percorrere i 25.852 km previsti, con una FIAT MAREA alimentata a GPL, attraversando un tour onnicomprensivo di 15 Stati fino alla tappa finale di Pechino_ Città olimpica 2008.

_ Torino-Pechino  esaurito l’evento spotivo-mediatico, continuerà la sua attività attraverso la costituzione di  un’associazione omonima ( Torino-Pechino la macchina della Pace), utilizzando  parte dei fondi raccolti in precedenza per  realizzare progetti di pace e di fratellanza insieme ad altre associazioni no-profit legate ad attività di sviluppo sociale.

Montecatini ‘08: il circolo del Buon Governo.

16 Nov_ La VII edizione del Convegno Nazionale dei Circoli è giunta alla fine, importante momento di ritrovo per centinaia di amici venuti da tutta Italia per passare un week-end fra politica e divertimento.

_ il Circolo del Buon Governo: la creatura nata da l’ On. M. Dell’Utri nel 1997 si appresta ad entrare nella Costituente del P.D.L e a giocare un ruolo di rilievo all’interno del nuovo partito che si andrà a definire.

Infatti è stato proprio Marcello Dell’Utri  a parlare per primo della esigenza di creare un progetto culturale alternativo alla sinistra, che sia in grado con il trascorrere degli Anni di canalizzare all’interno di un unico partito,  personalità politiche di estrazione culturale diversa  e fonderli in qualcosa di nuovo.

Ora i tempi sono maturi per fare quel salto di qualità: fatto di persone, idee, valori e contenuti_ quei contenuti che in parte sono stati riempiti anche grazie al duro lavoro che  i Circoli del Buon Governo hanno manifestato negli Anni.

Grazie Marcello,

con te e insieme al PDL, per un nuovo progetto !!!

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